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POLITICA
16 giugno 2009
ROMA PRIDE 2009: considerazioni a posteriori

E' fatta, il Roma Pride è passato anche quest'anno.
Ora non ci resta che aspettare il Genova Pride, quello che ArciGay unilateralmente ha deciso deve essere il Pride Nazionale e al quale io personalmente non partecipo non condividendolo, per chiudere la stagione e soffermarci un momento a pensare.

Diversamente dagli altri anni, ho atteso questo pride diversamente. Mi son sentito meno coinvolto emotivamente ma più spinto da un senso di dovere, e la dimostrazione sta anche- per chi mi conosce - nei pochi post scritti sull'argomento (si vabbé, gli ho dedicato un template in limited edition, ma anche perché sinceramente non sono poi cosi occupato a lavoro).

Detto ciò, è il caso di fare qualche considerazione a posteriori.
Le "istituzioni" (quali?) quest'anno hanno creato non pochi problemi prima di concedere le dovute autorizzazioni per il percorso e per la piazza di arrivo - non sto a riassumere ma vi rimando al sito del Mario Mieli per tutta la storia. Con ogni mezzo e pretesto si è provato a bloccare, limitare, allontanare dallo sguardo della città la parata. Perché?
Perché a Roma da circa un anno a questa parte si vive nel grigiore politico e clericale di questa giunta di destra. Perché allo stesso tempo non abbiamo una opposizione degna di tal nome, anzi abbiamo un partito di maggioranza relativa fatto di cattolici integralisti omofobi che si spacciano per laici progressisti.
Comunque, la caparbietà delle associazioni GLBT e la consapevolezza che nulla potesse impedirci di sfilare hanno fatto si che il Pride si è tenuto come ogni anno, sicuramente colorato e festoso come sempre, ma che alla fine - come ho detto - non mi ha poi divertito come in passato.
I presenti erano piu o meno gli stessi dello scorso anno, forse. Forse qualcuno in meno? Forse qualcuno in più?

Di nuovo: perché?

Perché quest'anno da piu parti leggo insoddisfazione, contrapposta se vogliamo a strenua difesa dello status ([.]), ed io scusate ma son sensibile e certe domande me le pongo.
Soprattutto se poi l'insoddisfazione monta da persone che comunque al Pride ci vengono, anzi ci sono sempre venute, e ne hanno condiviso i metodi e le ragioni oltre al divertimento, quindi non è poi cosi superficiale ne inutile chiedersi come mai questa insoddisfazione. Sarebbe un errore non farlo.

Molti si chiedono se questo Pride sia un momento di visibilità, un momento di festeggiare ([.]), una manifestazione puramente politica.
Molti pensano sia una mera esibizione di corpi ([.]).
Altri dicono (grazie Mascotte, approfondiamo)

  1. E' una grande festa, e alle feste ci si va per divertirsi :-)
  2. E' una manifestazione identitaria. Ci si va per un senso "universale" di appartenenza ad una collettività.
  3. E' una manifestazione con intenti politici. Ci si va per sostenere la propria causa democratica.
[...]
"Non partecipo al pride perché non mi identifico con questa realtà omosessuale fatta di checche, volgarità e lustrini. Si può vivere la propria omosessualità in modo non stereotipato QUINDI non vedo perché devo partecipare ad una manifestazione cosi colorata. Perché non fanno un pride in giacca e cravatta? Li verrei" Le foto in questione dimostrano chiaramente che per ogni persona "volgare" ce ne siano almeno 100 vestite normalmente. Inoltre le più appariscenti sono le persone sui carri. Carri di associazioni che per mantenersi, il + delle volte, gestiscono serate o club con cubisti, drag ecc ecc. Questo ci porta al punto d'inizio con un'altra domanda: chi fa il pride e come lo fa?
Insomma, sembra esserci fermento. Forse è il caso di superare certi schemi che ci inducono a pensare che solo taluni possono avere peso in certe discussioni, forse è arrivato il momento di ristrutturare il concetto di "manifestazione per il Pride".

PS: letti nei giorni successivi al Pride: [.], [.], [.], e visti da lontano: [.] a cui va un minimo di credits.



 

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permalink | inviato da FireMan il 16/6/2009 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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