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POLITICA
2 novembre 2007
Contrari, non contro
In realtà ne ho già accennato.
Per rinfrescarci la memoria: io penso non sia doveroso appoggiare e/o sostenere chiunque faccia qualcosa contro l'omofobia solo perche lo ha fatto. Penso sia necessario anche guardare al come ed al quando.
E quindi ho criticato la scelta fatta da un gruppo di froci/e più famosi per quanto dichiarato in questa lettera. E resto della mia opinione.
Imma Battaglia - presidente del DGP - ribadisce invece questa sua convinzione in questo suo resoconto delle giornate di READY (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere – all’interno del Festival della Creatività di Firenze):
[...]
siamo ancora più perplessi rispetto all’animosità, che ha raggiunto in alcuni casi vere e proprie sfumature di violenza verbale, delle reazioni che alcune associazioni glbt ed altri hanno avuto rispetto alla campagna.


Sicuramente io non sono nei pensieri di Imma Battaglia - non sono famoso ne tantomeno influente - ma decisamente sono uno di quegli altri a cui fa riferimento. Premesso che non ho letto nessun altra dichiarazione riilasciata da altre associazioni, mi viene comunque da chiedermi: da quando non esser daccordo, non condividere, significa necessariamente esser contro?
Attenzione: qui, si sta parlando dei mezzi non delle intenzioni.

Ho come l'impressione che da un po di tempo a questa parte, nella comunità GLBT - o almeno in quella sua frangia impegnata - valga il motto "o con me o contro di me!" e non esiste altra via.
A ben vedere i vari GLBT debbono per forza di cose esser schierati, allineati, uniformati al pensiero comune e maggioritario altrimenti si è contro. Non è lasciata la libertà di osservare dal di fuori, ed eventualmente esprimere la propria opinione. Al più è concesso di esser contro ma ovviamente si diventerà oggetto di accuse e si verrà considerati nemici.

Ma questo modo di affrontare le cose ci fa bene? E' un metodo costruttivo di affrontare i problemi o, piuttosto, è l'unico modo per ribadire un potere e/o una notorietà acquisiti o cercare di acquisirne?

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CULTURA
6 agosto 2007
Il sabato al Villaggio (frocio)
Sabato, per la prima volta dall'apertura, siamo stati al Gay Village.
Avevamo appuntamento con Mascotte, che era li sin dalle 21:30, e lo abbiam raggiunto alle 23:00 circa.
La serata era di gala: in scena l'On. Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, che sinceramente fuori dal palco di Muccassassina mostra capacità canore al limite del risibile.
La serata è proseguita poi come previsto: giro d'esplorazione per vedere come era sistemato il posto questa stagione (le voci circa i costi ci avevano incuriosito non poco - c'è pure la via della shopping), una prima birra e poi in pista.

La delusione ha rispettato le aspettative. Il Gay Village a mio parere non ha più senso di esistere. Ancora ricordo l'eco dirompente quando nel 2002 alcuni imprenditori delle notti froce romane, capitanati da Imma Battaglia fresca di creazione del DGP, avviarono Beo Srl e in quel di Testaccio l'evento GayVillage. In quell'anno le polemiche - as usual - furono tante: da alcune istituzioni, dal centro-dx cittano e dai cattolici. Ma non solo.

Anche Mario Mieli e Fabrizio Marrazzo - non ancora presidente di ArciGay Roma ma già in cerca del modo giusto per finire sui giornali - bollarono l'evento come un ghetto, un recinto dorato pre froci per poi, comunque, ritrovarceli tutti a divertirsi le notti estive.

Il Gay Village in quella stagione ebbe l'ardire di sfidare il "benpensare" e fu politicamente e socialmente dirompente: il solo esporre il nome era un gesto di impatto politico sociale enorme. In più, la programmazione extra discoteca era curata e rispettava gli impegni: cultura frocia per tutti.

Cosa è successo poi?

Nulla di che, se non che il Gay Village - come un pò tutto ciò che è frocio - si è normalizzato. Perdendo quell'allure trasgressiva del primo anno, è diventato fenomeno di costume al punto che per primi gli eterosessuali se lo aspettano ogni estate. In più - sempre secondo me - si è cominciato a tener un pò troppo d'occhio la realtà economica che esso significa, il che - essendo una iniziativa di imprenditori privati - non è del tutto errato ma nei fatti ha modificato l'evento da "diffusore di cultura e divertimento" in semplice discoteca estiva.

Inoltre, con l'allontanamento da Testaccio, il passaggio rapido ed indolore per Caracalla, e l'approdo con riduzione dei giorni di apertura in quel dell'EUR ha anche allontanato l'evento dai luoghi soliti dell'Estate Romana non favorendo cosi l'approccio della cittadinanza al GayVillage. Tutti quelli che passavano ed erano incuriositi - in senso positivo - ed entravano senza casomai avere una idea precisa di dove stessero andando e cosa vi avrebbero trovato, quelli che si acvvicinavano per conoscere e confrontarsi, e magari poi uscivano anche soddisfatti da tale conoscenza acquisita, ora non ci sono più. Adesso si va al Village perché lo si è programmato in anticippo, si sa dove si va e fa nulla che una volta usciti si continua a pensare ai gay come a sti'froci tanto le disco son divertenti e la musica era OK.
PS: Attenzione:
- se non siete in perfetta forma fisica,
- se non nuotate regolarmente con Rosolino,
- se non avete fiato "alla Linus"
allora non fate il mio errore, non andate in discoteca con 2 ventiseienni. Magari andateci per conto vostro ed incontrateli casualmente, ma lasciatevi una via d'uscita: la sopravvivenza prima di tutto.

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permalink | inviato da FireMan il 6/8/2007 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
12 maggio 2007
D-GAY
Imma Battaglia ed un gruppo di una ventina tra imprenditori, manager e professionisti omosessuali hanno speso circa 100.000 € per una pagina a pagamento pubblicata oggi sui principali quotidiani.

La foto l'ho scattata da Repubblica.
















 
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Citazione dotta:

Se comprendiamo che due uomini o due donne si possono amare; se accettiamo che possono avere tra loro un rapporto giuridico, se riteniamo inoltre che tale rapporto può comportare l’adozione, perché non dovremmo chiamare un simile rapporto matrimonio?

Josè Luis Rodriguez Zapatero

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