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POLITICA
6 gennaio 2008
Contro il Veltronismo
Cosa si può dire di un segretario di partito che proponga agli avversari un ambizioso progetto di riforme istituzionali, parlando di occasione storica e non esitando ad aggiungere che il fallimento comporterebbe addirittura "rischi per la democrazia", e che subito dopo affermi, come se niente fosse, che comunque il suo partito si presenterà alle successive elezioni con un’altra proposta di riforma delle istituzioni e della legge elettorale? Come si può prendere sul serio l’iniziativa di Walter Veltroni nel momento in cui Walter Veltroni per primo, nella sua intervista di sabato a Repubblica, mostra di prenderla così poco sul serio?
Non si può sostenere che le regole del gioco vanno scritte in accordo con gli avversari e al tempo stesso, nel bel mezzo della trattativa, annunciare che si presenterà un altro e opposto progetto agli elettori. Non si può sostenere fino al giorno prima che il sistema tedesco porterebbe alla nascita di un grande centro capace di condurre una politica dei due forni, per affermare il giorno dopo che il sistema tedesco porterebbe alla Grande Coalizione, cioè a un’alleanza tra i due partiti maggiori che taglierebbe fuori il centro dal gioco politico.
Il resto dell'articolo, una analisi spietata e lucida delle schizzofrenie Veltroniane, lo potete leggere su LeftWing.

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permalink | inviato da FireMan il 6/1/2008 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
POLITICA
27 luglio 2007
PD o pD
Per mesi la Cei ruiniana ha puntato più o meno strategicamente sul fallimento del progetto Partito democratico, mossa dall’idea che si trattasse né più né meno del suicidio politico dei cattolici italiani: imbrigliati in un partito dove sono destinati a essere comunque minoranza rispetto alla maggioranza laica, post-comunista ed ex diessina. E ha battuto sul tasto più debole del nuovo partito in costruzione, quel che restava del cattolicesimo democratico, stretto tra la Quercia, il neo-clericalismo di Francesco Rutelli e dei suoi teo-dem, e la debolezza culturale del prodismo. Vedi il richiamo all’obbedienza destinato a quei politici cattolici che avrebbero votato la legge sui Dico. E la risposta dei sessanta parlamentari della Margherita che si erano impegnati in difesa della laicità della politica: il vero atto con cui si è chiusa la storia del partito rutelliano e si è aperta quella del Partito democratico.
Marco Damilano riflette su LeftWing sul Partito Democratico e/o Partito di Dio


 
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Se comprendiamo che due uomini o due donne si possono amare; se accettiamo che possono avere tra loro un rapporto giuridico, se riteniamo inoltre che tale rapporto può comportare l’adozione, perché non dovremmo chiamare un simile rapporto matrimonio?

Josè Luis Rodriguez Zapatero

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