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CULTURA
25 marzo 2009
La solitudine dei numeri primi

Immagine di La solitudine dei numeri primi Non mi è piaciuto. Facile. Sin dalla prima pagina mi è stato ostico. Eppure si legge facilmente per la semplicità della scrittura e la chiarezza dei pensieri in essa. Tant'è che l'ho finito in poco più di una settimana proprio perché non mi capacitavo della mia reazione.
Mi son spesso chiesto però che necessità si ha per scrivere un libro come questo. Un libro che non ha nulla di positivo, che non racconta una sola storia "sana".
I personaggi poi sono inimmaginabili, non tanto quelli principali che potremmo anche pensare esistano, ma quelli a contorno: i genitori, i fidanzati, i colleghi.
Non è possibile che due persone come quelle raccontate vivano la vita cosi come viene raccontata.

Mi viene da dire che l'autore è meglio che torni ad occuparsi di quello che ha studiato, almeno li c'è qualche speranza che faccia qualcosa di decente, perche come scrittore è un nonsense.

Infine, viene spontaneo chiedersi il perché di tanto clamore per questo libro ed il perché della vittoria al Premo Strega, lo stesso premio che - ad esempio - ha vinto la Mazzantini con il meraviglioso "Non ti muovere".

Morale: non lo comprate, e se qualcuno vi propone di prestarvelo declinate l'offera, risparmierete cosi tempo che saprete sicuramente occupare in maniera migliore.



 

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CULTURA
22 gennaio 2009
Bolognini - Una famiglia normale. Come abbiamo disinnescato la bomba gay

Ho finito ieri di leggerlo. Sono perplesso.
Chiederò a mia suocera di leggerlo, poi magari vediamo che mi dice e magari la intervisto sul valore oltre che sui contenuti di questo libro.
Vorrei comunque che lo leggesse anche mio padre, che non è un lettore per nulla, non so se ci riuscirò. Magari potesse leggerlo anche mamma - nemmeno lei è mai stata una lettrice - però so che allo stato attuale leggere è un problema per cui non glielo chiedo nemmeno.
Però se papà lo legge poi 4 chiacchiere tutti insieme ce le possiamo fare lo stesso. Forse.

Il buono di questo libro è che dimostra come - con un po di caparbietà - certi discorsi si possono affrontare. Nel senso che anche quando si fa coming out in famiglia, poi non si può esser certi di sapere cosa pensano dopo le persone con cui si è venuti allo scoperto, a meno che non si abbiano suocere come la mia che ti dicono chiaramente quello che pensano ( grazie!! ).
Eppure è importante saperlo.

Pertanto, il libro non è un capolavoro ne un testo da avere assolutamente tra i propri ma vale comunque la pensa leggerlo e rifletterci su, immedesimarsi con l'autore, chiedersi se si son fatte mai le stesse domande ai propri cari...

Ulteriori pensieri sono rimandati, o forse demandati a mia suocera.



 

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Se comprendiamo che due uomini o due donne si possono amare; se accettiamo che possono avere tra loro un rapporto giuridico, se riteniamo inoltre che tale rapporto può comportare l’adozione, perché non dovremmo chiamare un simile rapporto matrimonio?

Josè Luis Rodriguez Zapatero

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