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CULTURA
22 ottobre 2007
Jake Gyllenhaal
Intervistato da Times Online durante la sua permanenza a Londra per la promozione del suo ultimo film Rendition Jake Gyllenhaal ha chiarito cosa intendeva con la sua affermazione: "Non penso sarei dispiaciuto se succedesse" rilasciata ai tempi di Brokeback Mountain.

Gyllenhaal afferma: "Non mi è mai successo. Quello che intendevo è perché scartare a priori una possibilità nella mia vita? Fu intesa come una provocazione ma non lo era. Semplicemente, ritengo l'idea dell'omosessualità accettabile. Son cresciuto in una città dove la metà delle persone che conosco sono gay.

[...]

L'amore non ha limiti e queste due persone (NdF:i protagonisti di Brokeback Mountain) trovano una connessione tra loro in quel desolato Wyoming. Determinare cosa era sbagliato e cosa no era sempre difficile durante quel film. Ma si, ho visto cos'è l'omofobia dall'interno cosi come non l'avrei mai potuta normalmente sperimentare."

In merito invece alle voci di un probabile seequel di Brokeback interpretato da Heath Ledger esse sembrano non vere.

Da Towelroad

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POLITICA
1 luglio 2007
London Pride
POLITICA
8 giugno 2007
Pride: SI o NO?
Su MASCHIGAY al quale sono iscritto al gruppo yahoo ho lanciato una provocazione: "PRIDE: Si o NO?". Con somma delusione, su oltre 700 iscritti ho ricevuto meno di dieci risposte e la maggiorparte erano di persone che non partecipano ma che non argomentano la loro posizione in maniiera esaustiva. Tranne un iscritto che mi scrive quanto segue (e che ha acconsentito a che io pubblicassi la sua mail).
Le argomentazioni sono, a secondo dei punti di vista, discutibili - io penso proprio di si e non ho mancato di rispondere a questa mail - ma vale in ogni caso la pena leggerle.
In apertura di risposta voglio dire che mi trovo d'accordo con XXXX, FireMan e YYYY.
Ma certo non voglio eludere la domanda, riferendomi ad altrui prospettive, per quanto le condivida.
Trovo la domanda tanto semplice, quanto la risposta per me tanto complicata: nel senso che mette in gioco una miriade di considerazioni, alle quali se riuscirò a fare un debole cenno del tutto non esaustivo, sarò già contento, Eventualmente, del "resto", di ciò che c'è ma resta fuori al momento, si potrà riparlare in seguito.

Sul piano di realtà, io e il mio compagno non andremo al GP perchè lui lavora. Ma questo non ostacolerebbe più di tanto, se davvero lo volessimo. Inoltre, io ho un incarico istituzionale in una di quelle istituzioni che danno molta esposizione e pretendono enorme morigeratezza (del tipo che basta una multa per divieto di sosta per far scattare un richiamo disciplinare per aver messo a repentaglio il buon nome dell'isituzione...non so se rendo l'idea). E questo già ostacola di più. Ma ancora non basterebbe.

Più profondamente, non siamo caratterialmente ben disposti verso il concetto di massa e le forme di massificazione livellante che omogeneizzano tutto e tutti sotto un unica bandiera od etichetta.
Ritengo e riteniamo che l'essere "persona" sia ben più complesso, ricco, articolato e denso di senso dell'essere "categoria".
Partecipare, poi, ad una manifestazione di categoria all'interno della quale le individualità non si colgono più e i media cercano e proiettano solo le caratterizzazioni caricaturali (si badi, le posso trovare anche simpatiche e le rispetto: il problema è che SOLO quelle vengono viste e fatte vedere), mi/ci pare fare il gioco del potere (Foucault insegna) e offrirsi come vittime sacrificali.

Io penso che sia più rivoluzionario (passatemi il termine desueto) vivere con dignità e a testa alta la propria "diversa umanità" nel quotidiano, parlando chiaro con le persone (coming-out), mostrandosi liberamente e rispettosamente, entrando in relazione dialettica, ecc., piuttosto che regalarsi un giorno di festosa visibilità, legittima e piacevole, e/o di oceanica (...) immersione nella massa che ci fa sentire simili-fra-simili, ma poi vivere 364 giorni cercando di passare inosservati, di non essere visti, di non farci toccare.
Naturalmente, l'uno non include necessariamente l'altro.
Però, nella mia piccola esperienza, vedo che la maggior parte delle persone che hanno conquistato il senso della loro dignità nella diversità, e che la vivono e la fanno rispettare ogni giorno nel loro ambiente prossimo, in varie forme, non sentono la necessità (quando, addirittura, non avversano) di partecipare a manifestazioni di sorta.

Saranno/saremo tutti conigli spaventati? O c'è dell'altro?

A me interessa essere nel mondo e farne parte, in senso il più ampio possibile, senza chiamarmi fuori in quanto appartenente ad un micro-cosmo, col rischio di essere solo autoreferenziale e chiuso alle altrui diversità. Credo nella manifesta-azione nel quotidiano delle diversificate relazioni, più che nell'utilità di partecipare ad una manifestazione di un giorno, contingentata, separata, segregata, autoescludente, massificante, che fa più effetto-reality che non realtà.
Trovo più importante cercare di dare una scossa all'immaginario collettivo, agli stereotipi, alle apparenti certezze che circolano popolarmente, mandando in cortocircuito tutto ciò. Penso sia quello che sta accadendo con la messa in discussione (e l'ampliamento) del concetto di famiglia. E vediamo che "agitazioni" sta provocando.
Chi controlla le coscienze ha potere; e chi mette in crisi le coscienze, continuamente, inesorabilmente, quotidianamente, acquisisce potere fattivo, non quello banale ed effimero di comparire in video per una manciata di secondi in un anno.
Non è l'immagine che da potere, anzi si presta ad essere usata ai fini di quel potere che la gestisce; è il simbolico, l'immaginario, l'inimmaginabile e il difficile da immaginare che, quando divengono visibili dove non te li aspetti (per es., non con il GP, ma in coda alle Poste, al Supermercato, ecc.), provocano modificazioni antropologiche vistose, ovviamente sul lungo periodo.
Penso, semmai, ad azioni da "situazionisti", che destabilizzano le coscienze obbligandole a sentire l'inquietudine, lo smarrimento, lo stupore...e ad interrogarsi. Per es., perchè non proviamo ad immaginare un GP durante il quale sia "obbligatorio": essere vestiti come tutti i giorni (per lustrini e pailettes, borchie e catene, ecc., si possono fare Pride a tema: un Queen Pride, un Leather Pride, un Lesbo Pride, ecc...magari un bel Pride di categoria al mese...lavorando sulla percezione del tempo, ovvero di-mostrando che le diversità fanno parte del, e stanno dentro il, quotidiano); non raggrupparsi, bensì disperdersi per l'intera città, occupandola così come normalmente occupiamo e transitiamo nel nostro ambiente di vita; portare un minimo accessorio di riconoscibilità (non bandiere e striscioni) che possa essere visto solo da vicino e da chi se ne accorge in una relazione a tu per tu (non da un elicottero che fa le riprese, ma dalle persone che incontiamo camminando, prendendo un caffè, svolgendo pratiche, ecc.); ad un orario prestabilito, cercarci fra noi ed aggregarci spontaneamente e non chiassosamente (o magari convergere in alcuni punti della città, ad alto valore simbolico: altare della patria, Vaticano, Parlamento, ecc.); non avere portavoci o presentatori voltagabbana, perchè ognuno deve poter parlare da sé e per sé, come può e come crede.
Cosa vi suscita? Cosa immaginate che accadrebbe?
Io qualche idea ce l'ho, ma mi piacerebbe sentire la Vostra voce.

Per ora mi fermo qui.
Grazie fin d'ora.


 

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permalink | inviato da FireMan il 8/6/2007 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SOCIETA'
29 maggio 2007
Tinky Winky discriminato...

FireMan chiacchiera con S. su skype:
[11.38.22] FireMan scrive: http://www.gaynews.it/view.php?ID=74053
[11.38.23] S. scrive: :D
[11.38.34] S. scrive: non ci posso credere!
[11.38.59] FireMan scrive: ridi eh? tu che senza scrupoli hai sottoposto i tuoi piccoli a tale abominio...
[11.39.07] FireMan scrive: mamma snaturata....
[11.39.13] FireMan scrive: :D
[11.40.44] S. scrive: ora dobbiamo solo aspettare che qualcuno dice che i Teletubbies non sono educativi perché Dipsy è nero e non va bene che bianchi e neri siano così amici. e siamo a posto!
[11.41.05] FireMan scrive: beh no, questo è ok, è politically correct...
[11.41.34]S. scrive: E che dire di Lah-Lah, che convive con tre uomini?
[11.42.02] FireMan scrive: e chi è questa svergognata?
[11.42.12] S. scrive: anzi, due uomini e un gay?

Gay teletubby probe by Polish government
The Polish government is currently investigating the Teletubbies over claims of homosexuality.

The popular children's television show, and especially the character of Tinky Winky, has been accused of promoting gay propaganda by the conservative government.

Teletubbies featured four brightly coloured alien characters which are loved by young children.

According to Reuters, Ewa Sowinska, government-appointed children rights watchdog, said she would ask psychologists to advise if the Teletubbies' camp antics could affect children.

She said: "I noticed [Tinky Winky] has a lady's purse, but I didn't realize he's a boy.

"At first I thought the purse would be a burden for this Teletubby. . . Later I learned that this may have a homosexual undertone."

Varsavia, 29 maggio 2007 - I «Teletubbies» sono finiti nel mirino del governo conservatore polacco perchè farebbero propaganda omosessuale.

Ne è convinta Ewa Sowinska, responsabile nazionale dei diritti dei bambini che come riporta un giornale locale intende affidare a a un equipe di psicologi infantili un'inchiesta sui quattro personaggi della serie televisiva della Bbc che da dieci anni sono i beniamini dei più piccoli in tutto il mondo.

I timori della Sowinska si concentrano in particolare su Tinky Winky il pupazzetto viola già accusato di atteggiamenti omosessuali nel 1999 dal reverendo evangelico statunitense Jerry Falwell, esponente della destra religiosa morto il 15 maggio scorso.

La signora Sowinska ha raccontato che i suoi dubbi sulla natura «ambigua» dello show sono iniziati quando ha notato che Tinky Winky «ha una borsa da donna», malgrado sia, «un ragazzo".

"All'inizio pensai che la borsetta potesse essere una caratteristica di questo personaggio... dopo ho capito che poteva avere un messaggio omosessuale nascosto».

Il governo dei gemelli Kaczynski dal 2005 ha lanciato una severa campagna moralizzatrice che secondo alcuni attivisti dei diritti umani tende a discriminare gli omosessuali.

Ad esempio viene citata la legge proposta dal ministro dell'Istruzione Roman Giertych che prevede il licenziamento degli insegnanti che promuovono «uno stile di vita omosessuale».



 
POLITICA
19 aprile 2007
La Scorta


 

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permalink | inviato da FireMan il 19/4/2007 alle 11:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Citazione dotta:

Se comprendiamo che due uomini o due donne si possono amare; se accettiamo che possono avere tra loro un rapporto giuridico, se riteniamo inoltre che tale rapporto può comportare l’adozione, perché non dovremmo chiamare un simile rapporto matrimonio?

Josè Luis Rodriguez Zapatero

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