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POLITICA
13 luglio 2009
Omogenitorialità in salsa Democratica

Come preannunciato sabato siamo stati al Democratic Party - secondo sabato di seguito, che stia diventando Democratico? - per l'incontro organizzato da Cristiana Alicata sul tema dell'omogenitorialita.
Gli attori in campo:

  • Cristiana Alicata: la passione
  • Chiara Lalli: la competenza
  • Daniela Bellisario: il desiderio e la forza per realizzarlo
  • Paola Concia: la politica finalmente - troppo tardi? - consapevole
  • Giovanni Bachelet: la politica ancora inconsapevole
  • gli altri, il nulla...
Abbiamo assistito alla passione di Paola Concia contrapposta al calcolo di Bacheleth, al desiderio di Daniela affiancato dalla illuminata competenza di Chiara Lalli, alla voglia di far incontrare partito e persone di Cristiana ed ai calcoletti di percentuali di Bachelet.

Quello che maggiormente mi ha lasciato l'amaro in bocca è stato sentir giudicare da Bachelet la richiesta di matrimonio per le coppie di omosessuali e lesbiche un "puntare al massimo" quando in realtà, in una scala di misurazione dei valori, per me coincide con lo zero - ovvero all'uguaglianza - visto che partiamo da posizioni negative [se a = b => a - b = 0] a dimostrazione della mancanza di sogno di certi politicanti nostrani che non mi interessa quanti amici gay abbiano e/o in quali circostanze li abbiano conosciuti se poi non sanno far propri i sogni ed i desideri di queste persone.
Bachelet è l'esempio lamapante della politica che non osa, che non rischia, che calcola.

Piccola nota a margine è stata la presenza di giovanna Melandri, passata per caso, non prevista, che ha chiarito subito come fose più interessata ad andare a mangiarse una pizza piuttosto che partecipare all'incontro. Ha annunciato di non esser daccordo con Bersani - colui che lei appoggia nella corsa alla segreteria - in merito a matrimonio ed adozioni, ha fatto il suo annuncio, e poi è andata a mangiare mentre noi eravamo ancora li digiuni ma interessati.



 

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POLITICA
10 luglio 2009
Su Marino segretario e l'omogenitorialità

Lo scorso sabato siamo stati al Democratic Party a Caracalla per ascoltare l'intervista di Bianca Berlinguer ad Ignazio Marino, anche perché preavvisati che ci sarebbe stato l'annuncio tanto atteso di una candidatura del Professor/Senatore Marino alla segreteria del Partito Democratico.

L'idea che ci sia qualcuno in più a correre oltre Bersani e Franceschini, qualcuno che notoriamente ha posizioni più laiche e meno anni da politicante alle spalle mi piace.

Sono rimasto però spiazzato dalla superficilaità di quella intervista, sia per le inutili domande della Berlinguer, che per le vuote risposte del Professor/Senatore Marino e voglio aspettare prima di esprimere qualsiasi giudizio speranzoso di sentire qualcosa in più.
Anche in merito al Manifesto ed allo Statuto del Partito, documenti fumosi che non sono mai stati messi in discussione fino ad oggi ma che proprio per quelli io non ho condiviso - ne votato - il Partito Democratico.

In quella intervista il Professor/Senatore Marino non ha parlato altro che di organizzazione della segreteria in caso di sua vittoria, immagino questo fosse dovuto al fatto che forse ancora non era pronto un programma, ma di fatto nemmeno sollecitato su argomenti specifici - la base di Vicenza - ha detto come la pensava. Aspettiamo dichiarazioni e prese di posizione precise, soprattutto in merito alle questioni GLBT.

Quello che mi lascia inoltre perplesso è che sia lui, che i militanti suoi sostenitori in ogni luogo, fisico o virtuale che sia, chiedono a tutti il tesseramento al fine di votare per l'elezione del Segretario.
Forse sono io che non mi son mai dedicato più di tanto alla politica e quindi non capisco bene queste cose ma sinceramente una fiducia sulla parola - sulle parole di sabato scorso - sinceramente non mi sento di darla. Inoltre non capisco nemmeno se sia una pratica "moralmente" accettabile, si è disposti ad accogliere qualsiasi opportunista dell'ultim'ora pronto a saltare sul carro del potenziale vincitore per poi scenderne immediatamente in caso di sconfitta?
Oppure note leader che si erano tesserata ai tempi di Veltroni, hanno abbandonato e tentato invano la carriera politica in prima persona ma in altri schieramenti, e ora tornano alla base [.].

Nel frattempo domani sera molto probabilmente saremo di nuovo a Caracalla per l'incontro "Omosessuali buoni genitori: l'ultimo tabù".
Crisitana Alicata modera un incontro sull'omogenitorialità.
Partecipano Giovanni Bachelet, Paola Concia, Daniela Bellisario e Marica Pierdicchi (Over the Rainbow), Francescopaolo di Mille e Luca Possenti (Famiglie Arcobaleno).

Magari ci vediamo li.



 

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sessualità
7 luglio 2009
Lesho Buddha



 

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POLITICA
1 luglio 2009
La stagione dei Pride

Con sabato la stagione dei Pride 2009 si concluderà. Ed anche questa Limited edition del blog, ma questa è un'altra storia...

Chiuderà come semprela stagione dei Pride quello di Catania che quest'anno per la prima volta si chiama Sicilia Pride.

Questo weekend appena passato sono stato a Napoli dove - notoriamente - non ho accesso alla rete. Non ho nemmeno visto i TG tranne uno su una tv locale dove hanno mostrato immagini dai Pride di Parigi e di Berlino (circa 700.000 partecipanti) ed hanno solo citato la coincidenza col Pride di Genova. Sembra che le cose estere siano sempre più interessanti.

Ho letto un po di blog, molti militanti, uno un po meno - Massi spero tu non ti offenda - che scrive questo.

Poi leggo Mancuso che per una volta non mi fa incazzare, di cui continuo a non condividere le convinzioni di fondo (Pride itinerante) ma che per una volta dice qualcosa che mi sta bene:

[...]come e perché organizzare i Pride italiani. Quale funzione sociale e politica abbiano, chi li decide, dove li si decide. Siamo infatti di fronte ad una novità evidente: i Pride si moltiplicano, da Torino a Napoli, confermando le piazze di Catania, Milano (che quest’anno non lo ha tenuto come fece per Torino per questione di vicinanza delle città). Altre città, altri movimenti lgbt locali si vogliono misurare con la kermesse, questo significa che è ipotizzabile un fiorire di Pride nei prossimi anni. A questo punto più che parlare di Pride nazionale sarebbe corretto, utile per uscire dall’impasse, confrontarci sulla creazione di un "Sistema nazionale dei Pride".
Ora, a parte esprimere la mia assoluta convinzione del fatto che il Pride nazionale debba essere quello di Roma, non trascurando però la volontà di "manifestare" anche in altre città, in realtà non mi sono mai preoccupato di fare quel passo in più necessario: chi organizzerebbe il Pride Nazionale a Roma? E come?
Il modello fino ad oggi sfruttato per il Roma Pride, con il Mario Mieli ad occuparsi di tutto ed un melting pot di associazioni a contorno - molte delle quali, a mio parere, nemmeno titolate ad essere nel Comitato promotore/organizzatore - non è ovviamente il più rappresentativo.
Forse è il caso di mettere in piedi quella struttura tanto enfatizzata da Cristiana sul modello torinese?
La qualsiasi, basta che si cerchi il modo per cui i Pride diventino di nuovo l'evento che tutti i GLBT attendono e a cui tutti i GLBT partecipano sentendosene pienamente parte.
L'alternativa? E' il continuo sfibbrarsi della manifestazione, che assumerà sempre più toni autoreferenziali e che sarà sempre più percepita come un evento folkloristico da segnare sul calendario a giugno.



 

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POLITICA
16 giugno 2009
ROMA PRIDE 2009: considerazioni a posteriori

E' fatta, il Roma Pride è passato anche quest'anno.
Ora non ci resta che aspettare il Genova Pride, quello che ArciGay unilateralmente ha deciso deve essere il Pride Nazionale e al quale io personalmente non partecipo non condividendolo, per chiudere la stagione e soffermarci un momento a pensare.

Diversamente dagli altri anni, ho atteso questo pride diversamente. Mi son sentito meno coinvolto emotivamente ma più spinto da un senso di dovere, e la dimostrazione sta anche- per chi mi conosce - nei pochi post scritti sull'argomento (si vabbé, gli ho dedicato un template in limited edition, ma anche perché sinceramente non sono poi cosi occupato a lavoro).

Detto ciò, è il caso di fare qualche considerazione a posteriori.
Le "istituzioni" (quali?) quest'anno hanno creato non pochi problemi prima di concedere le dovute autorizzazioni per il percorso e per la piazza di arrivo - non sto a riassumere ma vi rimando al sito del Mario Mieli per tutta la storia. Con ogni mezzo e pretesto si è provato a bloccare, limitare, allontanare dallo sguardo della città la parata. Perché?
Perché a Roma da circa un anno a questa parte si vive nel grigiore politico e clericale di questa giunta di destra. Perché allo stesso tempo non abbiamo una opposizione degna di tal nome, anzi abbiamo un partito di maggioranza relativa fatto di cattolici integralisti omofobi che si spacciano per laici progressisti.
Comunque, la caparbietà delle associazioni GLBT e la consapevolezza che nulla potesse impedirci di sfilare hanno fatto si che il Pride si è tenuto come ogni anno, sicuramente colorato e festoso come sempre, ma che alla fine - come ho detto - non mi ha poi divertito come in passato.
I presenti erano piu o meno gli stessi dello scorso anno, forse. Forse qualcuno in meno? Forse qualcuno in più?

Di nuovo: perché?

Perché quest'anno da piu parti leggo insoddisfazione, contrapposta se vogliamo a strenua difesa dello status ([.]), ed io scusate ma son sensibile e certe domande me le pongo.
Soprattutto se poi l'insoddisfazione monta da persone che comunque al Pride ci vengono, anzi ci sono sempre venute, e ne hanno condiviso i metodi e le ragioni oltre al divertimento, quindi non è poi cosi superficiale ne inutile chiedersi come mai questa insoddisfazione. Sarebbe un errore non farlo.

Molti si chiedono se questo Pride sia un momento di visibilità, un momento di festeggiare ([.]), una manifestazione puramente politica.
Molti pensano sia una mera esibizione di corpi ([.]).
Altri dicono (grazie Mascotte, approfondiamo)

  1. E' una grande festa, e alle feste ci si va per divertirsi :-)
  2. E' una manifestazione identitaria. Ci si va per un senso "universale" di appartenenza ad una collettività.
  3. E' una manifestazione con intenti politici. Ci si va per sostenere la propria causa democratica.
[...]
"Non partecipo al pride perché non mi identifico con questa realtà omosessuale fatta di checche, volgarità e lustrini. Si può vivere la propria omosessualità in modo non stereotipato QUINDI non vedo perché devo partecipare ad una manifestazione cosi colorata. Perché non fanno un pride in giacca e cravatta? Li verrei" Le foto in questione dimostrano chiaramente che per ogni persona "volgare" ce ne siano almeno 100 vestite normalmente. Inoltre le più appariscenti sono le persone sui carri. Carri di associazioni che per mantenersi, il + delle volte, gestiscono serate o club con cubisti, drag ecc ecc. Questo ci porta al punto d'inizio con un'altra domanda: chi fa il pride e come lo fa?
Insomma, sembra esserci fermento. Forse è il caso di superare certi schemi che ci inducono a pensare che solo taluni possono avere peso in certe discussioni, forse è arrivato il momento di ristrutturare il concetto di "manifestazione per il Pride".

PS: letti nei giorni successivi al Pride: [.], [.], [.], e visti da lontano: [.] a cui va un minimo di credits.



 

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Citazione dotta:

Se comprendiamo che due uomini o due donne si possono amare; se accettiamo che possono avere tra loro un rapporto giuridico, se riteniamo inoltre che tale rapporto può comportare l’adozione, perché non dovremmo chiamare un simile rapporto matrimonio?

Josè Luis Rodriguez Zapatero

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