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Ancora su Bologna 11-11-2007 - Il PRIDE

pride-2007-castro-rainbow-flagNon ne faccio un segreto, io sono uno dei pochi che propende per avere un PRIDE nazionale esclusivamente a Roma, pur riconoscendo la necessità di momenti di visibilità sparsi ovunque sul territorio, ma di questi ultimi ritengo se ne possano/debbano far carico le realtà locali, magari con l'aiuto di qualche circolo più grande e conosciuto, che non sia necessariamente ArciGay.

Il PRIDE nazionale è per me qualcosa di diverso, più grande, è un momento di festa con una grossa valenza politica e pertanto ha senso solo farlo a Roma, capitale e sede della politica. Un po come accade in tutte le altre nazioni Europee dove ogni città ha il suo PRIDE ma c'è un solo PRIDE nazionale, come ad esempio Madrid e Barcellona. Inoltre sebbene le esperienze di Milano, Bari e poi Torino vengano considerate positive, i numeri del PRIDE del 2000 e di quest'ultimo del 2007 sono la dimostrazione che è qui a Roma che si ha la massa.

Gli Stati Generali ci sono stati anche quest'anno ed è stata solo fuffa che ha saputo produrre semplicemente uno scarno comunicato.
Lo scorso anno le cose furono diverse.
Dal momento che non son riuscito a trovare alcun resoconto dettagliato dell'incontro, mi accontento di questo Editoriale, se non altro perchè descrive un po l'atmosfera della giornata e da una idea - un po sommaria - di come si son svolte le cose. Certo mancano moltissimi dettagli, ad esempio vorrei sapere cosa hanno detto associazioni tipo Articolo3, ma non si sa...

Rifletto quindi su quanto leggo. Ho ritenuto errato l'accordo fatto lo scorso Gennaio in cui si decise per fare il PRIDE 2008 a Bologna, e ritengo ancora di più un errore il non aver rimesso in discussione questa decisione alla luce degli accadimenti avvenuti da Maggio 2007 ad oggi.
C'è stato il Family Day, trasformato poi da manifestazione estemporanea ad evento stabile, coi suoi numeri (per gli organizzatori = cifre della questura moltiplicate per 4), col suo impatto mediatico, che ha portato il segretario del primo partito della sinistra (per fortuna ora Ex-segretario... ma non è che siamo poi andati tanto meglio!) a dichiarare che bisogna parlare con queste persone; poi il PRIDE 2007 con cifre della questura superiori ma impatto mediatico nullo, per non parlare della risposta politica.
Già, la risposta della politica: il silenzio assoluto di tutti i rappresentanti politici della sinistra (Ex e non), mentre personaggi influenti ed in odore di carriera tacciono per farci capire successivamente con questo comportamento scorretto quanto contiamo.

E allora, a fronte di queste contingenze perché i patti si devono rispettare?
ArciGay da sola riesce ad influenzare un intero movimento pur di non rinunciare al ruolo che da sola si è data di prima associazione GLBT italiana. Ruolo conquistato con tutte le tessere vendute nelle saune, nelle discoteche, nei bar (soprattutto di rimorchio) si vende quale prima associazione GLBT. Ma i numeri che presi cosi come sono non significano nulla. E' sicuramente vero che le tessere di ArciGay sono tante - soprattutto da quando è scomparsa la tessera UNO, quella del circuito ricreativo - ma oggi tutti i possessori di tessera per andare a "divertirsi" sono equiparati e quindi contati come attivisti. E questo non è da dimenticare. E quindi continuiamo a far contenti i signori di ArciGay? A pro di cosa? Di una politica giocata tutta al ribasso, una politica da compromesso da oratorio che altro non ha portato che una situazione di stagnazione.
Credo invece sia una scelta saggia la costituzione di un Cartello di associazioni che lavorino con continuità alla preparazione del PRIDE e spero che nell'incontro previsto a Napoli le cose cambino, che si riesca a fare una discussione basata su fatti concreti e si riesca a scrivere queste benedette regole per i futuri PRIDE.

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Pubblicato il 16/11/2007 alle 12.40 nella rubrica CoseFrocie.

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