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La solitudine dei numeri primi

Immagine di La solitudine dei numeri primi Non mi è piaciuto. Facile. Sin dalla prima pagina mi è stato ostico. Eppure si legge facilmente per la semplicità della scrittura e la chiarezza dei pensieri in essa. Tant'è che l'ho finito in poco più di una settimana proprio perché non mi capacitavo della mia reazione.
Mi son spesso chiesto però che necessità si ha per scrivere un libro come questo. Un libro che non ha nulla di positivo, che non racconta una sola storia "sana".
I personaggi poi sono inimmaginabili, non tanto quelli principali che potremmo anche pensare esistano, ma quelli a contorno: i genitori, i fidanzati, i colleghi.
Non è possibile che due persone come quelle raccontate vivano la vita cosi come viene raccontata.

Mi viene da dire che l'autore è meglio che torni ad occuparsi di quello che ha studiato, almeno li c'è qualche speranza che faccia qualcosa di decente, perche come scrittore è un nonsense.

Infine, viene spontaneo chiedersi il perché di tanto clamore per questo libro ed il perché della vittoria al Premo Strega, lo stesso premio che - ad esempio - ha vinto la Mazzantini con il meraviglioso "Non ti muovere".

Morale: non lo comprate, e se qualcuno vi propone di prestarvelo declinate l'offera, risparmierete cosi tempo che saprete sicuramente occupare in maniera migliore.

Pubblicato il 25/3/2009 alle 12.30 nella rubrica Babele.

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