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La stagione dei Pride

Con sabato la stagione dei Pride 2009 si concluderà. Ed anche questa Limited edition del blog, ma questa è un'altra storia...

Chiuderà come semprela stagione dei Pride quello di Catania che quest'anno per la prima volta si chiama Sicilia Pride.

Questo weekend appena passato sono stato a Napoli dove - notoriamente - non ho accesso alla rete. Non ho nemmeno visto i TG tranne uno su una tv locale dove hanno mostrato immagini dai Pride di Parigi e di Berlino (circa 700.000 partecipanti) ed hanno solo citato la coincidenza col Pride di Genova. Sembra che le cose estere siano sempre più interessanti.

Ho letto un po di blog, molti militanti, uno un po meno - Massi spero tu non ti offenda - che scrive questo.

Poi leggo Mancuso che per una volta non mi fa incazzare, di cui continuo a non condividere le convinzioni di fondo (Pride itinerante) ma che per una volta dice qualcosa che mi sta bene:

[...]come e perché organizzare i Pride italiani. Quale funzione sociale e politica abbiano, chi li decide, dove li si decide. Siamo infatti di fronte ad una novità evidente: i Pride si moltiplicano, da Torino a Napoli, confermando le piazze di Catania, Milano (che quest’anno non lo ha tenuto come fece per Torino per questione di vicinanza delle città). Altre città, altri movimenti lgbt locali si vogliono misurare con la kermesse, questo significa che è ipotizzabile un fiorire di Pride nei prossimi anni. A questo punto più che parlare di Pride nazionale sarebbe corretto, utile per uscire dall’impasse, confrontarci sulla creazione di un "Sistema nazionale dei Pride".
Ora, a parte esprimere la mia assoluta convinzione del fatto che il Pride nazionale debba essere quello di Roma, non trascurando però la volontà di "manifestare" anche in altre città, in realtà non mi sono mai preoccupato di fare quel passo in più necessario: chi organizzerebbe il Pride Nazionale a Roma? E come?
Il modello fino ad oggi sfruttato per il Roma Pride, con il Mario Mieli ad occuparsi di tutto ed un melting pot di associazioni a contorno - molte delle quali, a mio parere, nemmeno titolate ad essere nel Comitato promotore/organizzatore - non è ovviamente il più rappresentativo.
Forse è il caso di mettere in piedi quella struttura tanto enfatizzata da Cristiana sul modello torinese?
La qualsiasi, basta che si cerchi il modo per cui i Pride diventino di nuovo l'evento che tutti i GLBT attendono e a cui tutti i GLBT partecipano sentendosene pienamente parte.
L'alternativa? E' il continuo sfibbrarsi della manifestazione, che assumerà sempre più toni autoreferenziali e che sarà sempre più percepita come un evento folkloristico da segnare sul calendario a giugno.

Pubblicato il 1/7/2009 alle 11.16 nella rubrica CoseFrocie.

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